Mauro Frisani

L’ametropia in età scolare: miti ed evidenze

La presentazione esplora l’ametropia in età scolare, analizzando alcuni miti e evidenze scientifiche. Si approfondisce il processo di emmetropizzazione, evidenziando la distribuzione delle ametropie tra i 6 e i 14 anni e identificando i periodi critici per il coordinamento della triade accomodativa.

Un focus particolare è posto sul rischio di ipercorrezione miopica nella pseudomiopia e sulla gestione dell’eccesso di accomodazione in ipermetropia. Infine, si discute l’età minima per l’utilizzo delle lenti a contatto nei bambini.

Antonella Vecchies

Best Practices nello screening visivo in età pediatrica: collaborazione tra professioni

È nota l’importanza degli screening visivi pediatrici per identificare precocemente anomalie oculari, strabismi o difetti refrattivi significativi. Tuttavia mentre il ruolo del pediatra è ben definito in tale contesto, i professionisti della visione vengono
coinvolti da associazioni nelle scuole, talvolta negli studi pediatrici ma senza un piano condiviso sui test da effettuare.

Questa relazione illustra le linee guida aggiornate per lo screening della visita con particolare attenzione ai dati relativi alle moderne tecnologie di screening. Obiettivi: Descrivere lo scopo dello screening della vista e i fattori epidemiologici che ne determinano la necessità. Sviluppare un programma di screening della vista in età pediatrica efficiente ed efficace nelle scuole.

Antonio Calossi

Il controllo della miopia: evidenze consolidate, teorie in discussione

Nel panorama attuale delle scienze della visione, il controllo della progressione miopica rappresenta un caso emblematico di successo clinico che spesso precede la piena comprensione teorica. Se da un lato l’efficacia di dispositivi moderni, ortocheratologia, lenti a contatto con design specifici e lenti oftalmiche a segmenti multipli, è ormai confermata da risultati in costante consolidamento, dall’altro le basi teoriche che ne spiegano il funzionamento richiedono una revisione critica.

L’ipotesi del defocus periferico, a lungo considerata centrale, mostra limiti alla luce di evidenze cliniche e sperimentali più recenti, aprendo a nuovi interrogativi: come spiegare l’efficacia di design ottici che manipolano il fronte d’onda in modi differenti? Quali segnali guidano la risposta sclerale durante la crescita? Questa presentazione offre una revisione critica della letteratura per esplorare le ipotesi emergenti che stanno ridefinendo la nostra comprensione dell’emmetropizzazione e della progressione miopica.

Discuteremo il passaggio da un modello puramente geometrico a un paradigma basato sulla qualità del segnale retinico, analizzando il ruolo del fuoco competitivo, dell’estensione della profondità di fuoco (EDOF) e della modulazione del contrasto retinico. Concluderemo con implicazioni pratiche per le scelte cliniche e suggerimenti per il disegno di studi futuri volti a colmare i gap teorici e ottimizzare le strategie di intervento.

Monica Tabacchi

L’ottica reale dell’occhiale - Perché due occhiali “uguali” non danno la stessa visione

La qualità visiva fornita da un occhiale non dipende esclusivamente dalla correttezza della prescrizione o dal design della lente, ma dal funzionamento complessivo del sistema ottico “lente – montatura – portatore”. Questo contributo vuole prendere in esame i principali fattori che determinano la differenza tra l’ottica teorica di progetto e l’ottica reale dell’occhiale indossato come posizione d’uso, distanza apice corneale lente, inclinazione pantoscopica, angolo di avvolgimento, centratura, montaggio e tensioni indotte.

Mette inoltre in evidenza il ruolo centrale delle competenze del professionista della visione, necessarie per interpretare e gestire le variabili dell’ottica reale, al fine di garantire che una prescrizione corretta sulla carta sia specchio di una visione confortevole ed efficace per il portatore.

Alessandro Romeo

Evoluzione delle aberrazioni oculari con l’età: dal fronte d’onda alla qualità dell’immagine

Le proprietà ottiche dell’occhio umano cambiano in modo significativo con l’età, influenzando direttamente la qualità dell’immagine retinica. Tali cambiamenti sono il risultato dell’evoluzione combinata delle aberrazioni di basso ordine, come defocus e astigmatismo, e delle aberrazioni di alto ordine, in particolare l’aberrazione sferica. In questo contributo vengono esaminati studi classici e recenti sull’evoluzione delle aberrazioni oculari lungo l’arco della vita, con particolare attenzione al ruolo del fronte d’onda totale.

Viene mostrato come le aberrazioni di basso ordine rimangano dominanti a tutte le età, mentre le aberrazioni di alto ordine aumentano progressivamente e contribuiscono in modo crescente alla degradazione della qualità dell’immagine. Infine, vengono discusse le conseguenze di questi cambiamenti su metriche globali di qualità ottica, quali la point spread function e la modulation transfer function, in modo da fornire una visione unificata e di tipo ottico-fisico dell’invecchiamento del sistema visivo umano.

Bazzotti Riccardo e Greco Roberta

La visione lungo l’arco della vita: una lettura neuroscientifica per l'optometria moderna

La funzione visiva non rappresenta un sistema statico, ma un processo dinamico che si costruisce, si ottimizza e si trasforma lungo l’intero arco della vita. Se le modificazioni ottiche legate all’età sono ampiamente descritte, meno frequentemente la pratica clinica integra una lettura neuroscientifica dei cambiamenti funzionali che coinvolgono retina, vie visive e corteccia. Il presente contributo propone un’analisi integrata dell’evoluzione della sensibilità al contrasto e della percezione cromatica nelle diverse fasi della vita, evidenziandone le implicazioni cliniche per l’optometria contemporanea. Durante l’infanzia, la maturazione dei canali visivi segue traiettorie modulari: le basse frequenze spaziali maturano precocemente, mentre le alte frequenze e i meccanismi cromatici completano il loro sviluppo più lentamente. In questa fase, la qualità dell’immagine retinica assume un ruolo organizzativo nella strutturazione corticale, rendendo l’intervento optometrico un potenziale modulatore della traiettoria neuroevolutiva.

Nella giovane età adulta si osserva il picco funzionale, con massima efficienza della funzione della sensibilità al contrasto e relativa stabilità del sistema rosso-verde. Con l’invecchiamento emergono invece aumenti delle soglie di contrasto, maggiore vulnerabilità alle alte frequenze spaziali e selettivo deterioramento del pathway blu-giallo, fenomeni attribuibili non solo a fattori ottici ma anche a modificazioni neurobiologiche quali incremento del rumore neurale e ridotta efficienza sinaptica. Integrare strumenti clinici per la valutazione della sensibilità al contrasto e della visione cromatica consente di superare la sola misurazione dell’acuità visiva, avvicinandosi a una valutazione più completa della qualità funzionale della visione. Una lettura neuroscientifica della funzione visiva offre quindi all’optometria moderna l’opportunità di evolvere da disciplina prevalentemente correttiva a scienza clinica orientata alla comprensione e alla gestione delle diverse “età della visione”.

Silvio Maffioletti

Una rapida e utile valutazione optometrica della funzionalità oculomotoria

Il sistema oculomotore, collocato nella seconda area del modello visivo di Scheiman e Rouse, aumenta il campo visivo attraverso i movimenti degli occhi, trasformando il campo di visione in campo di fissazione. Oltre a ciò, fa coincidere e mantiene la fovea allineata all’oggetto di interesse per tutto il tempo della fissazione e, nel contempo, orienta gli assi visivi in posizioni tali da garantire una visione binoculare stabile. Alterazioni o restrizioni della capacità di eseguire correttamente i movimenti oculari indicano una patologia oculomotoria che è di pertinenza oftalmologica, ortottica e neurologica.

Le disfunzioni delle abilità oculomotorie sono invece relative alla qualità della prestazione; per verificarla si utilizzano specifici test oculomotori standardizzati, con valori di riferimento in base all’età oppure al livello scolastico. Nei test di verifica delle abilità oculomotorie va rispettato un preciso protocollo di esecuzione e di registrazione, che permette di comparare i risultati sia longitudinalmente (nel tempo) che trasversalmente (tra diversi soggetti) e consente altresì un corretto confronto con i valori normativi di riferimento.

Sciacca Sandro

Miopia, identità e comportamento: il ruolo dell’ortocheratologia nel giovane paziente

La miopia adolescenziale rappresenta oggi una delle principali sfide cliniche in ambito optometrico, non solo per la sua crescente prevalenza, ma soprattutto per le implicazioni funzionali, strutturali e psicologiche che comporta. Durante l’adolescenza, infatti, la progressione miopica si inserisce in una fase estremamente delicata dello sviluppo, in cui identità, autostima e relazione con il mondo esterno sono in piena costruzione.

Questa relazione analizza il controllo miopico andando oltre il concetto tradizionale di semplice correzione del difetto refrattivo, per esplorare il ruolo dell’ortocheratologia – sia come terapia singola sia in approccio combinato – come vero e proprio trattamento globale.

L’ortocheratologia non si limita a fornire un’emmetropizzazione temporanea, ma si configura come uno strumento efficace nel rallentare significativamente la progressione miopica, con importanti ricadute sulla qualità visiva e sulla salute oculare a lungo termine. Particolare attenzione viene dedicata agli aspetti psicologici e comportamentali del soggetto miope. Attraverso il confronto tra l’uso di mezzi correttivi tradizionali e l’ortocheratologia, viene evidenziato come la dipendenza costante da occhiali o lenti a contatto possa rinforzare la percezione di “difetto”, condizionando attività quotidiane, sicurezza personale e modalità di relazione. Al contrario, l’indipendenza visiva diurna ottenuta con l’ortocheratologia favorisce una percezione di normalità funzionale che può incidere positivamente sull’autostima, sull’immagine di sé e sull’interazione sociale.

La relazione integra dati della letteratura, osservazioni cliniche ed elementi di riflessione sul legame tra miopia, personalità e vissuto dell’adolescente. L’obiettivo è fornire all’optometrista una chiave di lettura più ampia: il controllo miopico non come semplice atto correttivo, ma come intervento preventivo, educativo e potenzialmente
trasformativo, capace di influenzare non solo l’evoluzione refrattiva, ma anche il benessere globale del giovane paziente.

Paola Corbani e Marco Brambilla

Evoluzione epidemiologica della cataratta, ruolo dei fattori di rischio moderni e impatto della Dry Eye Disease (DED)

La cataratta rappresenta la principale causa di riduzione visiva nella popolazione adulta e anziana. Le evidenze attuali indicano che l’età media dell’intervento rimane prevalentemente compresa tra la sesta e la settima decade di vita, ma si osserva un progressivo aumento del numero complessivo di procedure e una maggiore frequenza di interventi in soggetti relativamente più giovani rispetto ai decenni precedenti.

Tale fenomeno è attribuibile principalmente a due fattori: l’elevata sicurezza delle tecniche chirurgiche moderne, che ha portato a criteri di eleggibilità più permissivi, e l’aumento delle aspettative visive dei pazienti, che richiedono una qualità di vita funzionale elevata anche in presenza di riduzioni visive moderate. Parallelamente, la letteratura conferma l’esistenza di forme di cataratta precoce associate a fattori di rischio specifici, tra cui l’uso prolungato di corticosteroidi (topici, sistemici o inalatori), patologie infiammatorie oculari, traumi e condizioni sistemiche predisponenti.

L’esposizione farmacologica cronica, in particolare agli steroidi, rappresenta un determinante consolidato per la cataratta (subcapsulare posteriore), configurando un contributo rilevante nei casi diagnosticati in età inferiore rispetto alla media. Accanto a tali dinamiche, emerge con crescente rilevanza epidemiologica la Dry Eye Disease (DED), condizione multifattoriale fortemente correlata all’utilizzo intensivo di dispositivi digitali. L’esposizione prolungata agli schermi riduce la frequenza dell’ammiccamento e altera la stabilità del film lacrimale, favorendo quadri di disfunzione lacrimale che, se non adeguatamente gestiti, possono evolvere in cheratiti superficiali.

Tali complicanze, oltre a compromettere la qualità visiva, possono richiedere l’impiego di corticosteroidi topici, contribuendo indirettamente all’aumento del rischio di cataratta iatrogena nelle fasce d’età più giovani. L’incremento del volume chirurgico, l’abbassamento della soglia funzionale per l’indicazione operatoria e la crescente prevalenza della DED comportano implicazioni sanitarie significative: aumento della domanda di prestazioni, maggiore pressione sulle liste d’attesa e necessità di ottimizzare l’allocazione delle risorse.

Una corretta gestione dei fattori di rischio modificabili, un uso appropriato dei corticosteroidi e un monitoraggio oftalmologico regolare rappresentano strategie essenziali per ridurre l’incidenza delle forme iatrogene e garantire sostenibilità al sistema sanitario. In questo contesto, gli optometristi possono svolgere un ruolo cruciale attraverso attività di screening funzionale, monitoraggio della qualità del film lacrimale, educazione comportamentale sull’uso dei device, identificazione precoce dei segni di DED e valutazione dell’impatto visivo della cataratta.

Tale approccio consente di accompagnare il paziente lungo un percorso di prevenzione e gestione, facilitando il rinvio tempestivo al medico oculista quando necessario e contribuendo a un modello di cura integrato ed efficiente.

Mauro Pavei

Effetti della positività addizionale sulla anatomia della camera anteriore

Uno studio-osservazione in oltre 5 anni con utilizzo di Scheimpflug camera, mi ha portato a considerare gli effetti di un piccolo ma significativo allungamento della profondità della camera anteriore. Si potrebbe ipotizzare un effetto sortito da utilizzo di lenti addizionali, sia a supporto accomodativo, a focus evoluto o progressive, che porti al rilassamento e minore pressione sul cristallino, con retrocessione dello stesso e minore tensione del corpo ciliare. Ulteriore beneficio a livello del canale dello Schlemm per la posizione dell’iride come maggiore apertura dell’angolo irido-corneale. [ipotesi non valutata? valutato a breve termine o dopo lungo tempo di uso?].

Alessandro Fossetti

Vecchi errori e nuove idee nella correzione della presbiopia

La correzione della presbiopia con lenti a contatto è ancora il brutto anatroccolo dell’optometria e dell’ottica italiana. L’intervento cercherà di segnalare quali siano i principali motivi di quella mancata crescita, ma al contempo vuole essere un tentativo di condurre gli ascoltatori a capire quali possano essere le misure da intraprendere, soprattutto nell’ambito della clinica e della gestione del presbite, per avere finalmente un cigno bianco.

Alessio Facchin

La sintomatologia soggettiva dell'occhio secco lungo l'età

L’occhio secco viene definito come una malattia multifattoriale della superficie oculare caratterizzata da un alterato equilibrio del film lacrimale, associata a sintomi oculari, in cui contribuiscono instabilità e iperosmolarità lacrimale, infiammazione, danno della superficie oculare e alterazioni neurosensoriali. La valutazione dei sintomi soggettivi rappresenta un aspetto centrale sia nella pratica clinica sia nella ricerca, ma rimangono aperti diversi interrogativi circa la loro variabilità in funzione dell’età.

Considerata la crescente attenzione verso un approccio lungo l’arco di vita, risulta rilevante comprendere se gli strumenti di misurazione soggettiva dei sintomi dell’occhio secco mantengano proprietà adeguate e comparabili nelle diverse età. Lo scopo del presente studio è stato quello di indagare la misurazione dei sintomi dell’occhio secco lungo l’età mediante il questionario SPEED (Standard Patient Evaluation of Eye Dryness) valutando nel dettaglio la struttura fattoriale e l’invarianza di misura. Un totale di 450 partecipanti ha completato il questionario SPEED; il campione includeva soggetti appartenenti a diverse fasce d’età, sia portatori sia non portatori di lenti a contatto, di entrambi i sessi.

I risultati non hanno evidenziato differenze significative nella sintomatologia riferita tra le diverse classi di età, né tra portatori e non portatori di lenti a contatto. Questi dati suggeriscono che la percezione soggettiva dei sintomi dell’occhio secco, così come misurata dal questionario SPEED, risulta sostanzialmente stabile lungo l’età. Il questionario SPEED si conferma quindi uno strumento valido e utilizzabile trasversalmente nelle diverse fasi della vita e indipendentemente dall’uso di lenti a contatto, supportando il suo impiego clinico e di ricerca in un’ottica lifespan. (Da un lavoro di: Alessio Facchin, Marica Vampo, Laura Boccardo)

Laura Donini

Neuroplasticità visiva oltre il periodo critico: il contributo dell’esercizio nell’adulto

La visione classica della neuroplasticità visiva, confinata al periodo critico dello sviluppo, è stata progressivamente superata da evidenze che documentano una plasticità residua nel sistema visivo adulto. In particolare, paradigmi di deprivazione monoculare a breve termine hanno dimostrato una ricalibrazione temporanea della dominanza oculare, mediata da meccanismi di disinibizione corticale. Recenti studi indicano che l’esercizio fisico, anche in assenza di deprivazione sensoriale, è in grado di modulare tali processi, influenzando la dinamica eccitatorio-inibitoria e le misure di rivalità binoculare. Questi dati supportano il ruolo dell’esercizio come modulatore endogeno della plasticità visiva adulta e suggeriscono nuove applicazioni nei protocolli di riabilitazione visiva oltre il periodo critico.

Francesco Cimolato

La valutazione delle prassie oculomotorie nei pazienti affetti da dislessia: tra criticità e nuove prospettive

Il ruolo che le abilità oculomotorie (saccadi e inseguimenti) giocano nei disturbi della lettura è ad oggi controverso. Un moderato deficit saccadico influisce concretamente nella velocità di lettura? Un percorso di training visivo può ambire a migliorare almeno in parte la scansione visiva del testo? Test come DEM e NSUCO ci forniscono informazioni sufficientemente accurate sulle abilità oculomotorie del soggetto? Tanto meno chiara è la letteratura, tanto più è necessario essere rigorosi ed oggettivi nella nostra pratica clinica. Alcuni casi ci aiuteranno a riflettere su ciò che possiamo fare per selezionare accuratamente i soggetti da rieducare e su ciò che dobbiamo fare per valutare l’efficacia del nostro intervento.

Ivan Piacentini

Dopo 70 anni, calcolare l’ADD come M.W. Hofstetter e A. Duane ha ancora senso?

Settant’anni fa le attività visive erano soprattutto a distanza, mentre la visione prossimale (lettura e scrittura) era limitata nel tempo, intermittente e svolta a distanze relativamente più lunghe (40–50 cm). Oggi la visione è fortemente sbilanciata verso vicino e intermedio, con molte ore consecutive trascorse su schermi digitali (smartphone 20–30 cm, tablet 30–40 cm, computer 50–70 cm). La quantità di tempo in visione prossimale è enormemente aumentata, con richieste accomodative continue e prolungate, rendendo il mantenimento del comfort visivo e dell’efficienza accomodativa molto più impegnativo rispetto al passato. Come si possono aggiornare le nostre procedure per renderle più coerenti con i nostri tempi?

Laura Livi

La tecnica di Humphriss: uno strumento trasversale per la valutazione visiva a tutte le età

La tecnica di Humphriss è tradizionalmente impiegata nella refrazione binoculare dei soggetti che esercitano accomodazione, ma il suo utilizzo può estendersi a tutte le fasce d’età. In particolare, essa si rivela utile anche per l’individuazione di eventuale disparità di fissazione a distanza. L’applicazione di questa tecnica permette quindi di ottenere indicazioni preziose anche sull’equilibrio binoculare. Ciò rende la tecnica di Humphriss uno strumento versatile, capace di arricchire l’analisi visiva optometrica e di supportare decisioni correttive più mirate, lungo tutto l’arco della vita.

Pietro Gheller

Nuovi polimeri per la gestione del Dry Eye correlato all’utilizzo di device elettronici

L’uso dei digital device è ormai strutturato nelle nostre vite. Se 40 anni fa la sindrome del videoterminalista apparteneva ad una modesta parte dei lavoratori, oggi non solo abbraccia tutte le generazioni ma non è più collegata al lavoro bensì alla normale esistenza. Il portatore di lenti a contatto risente più degli altri dell’uso di questi strumenti, anche se molti sintomi non sono propri della contattologia ma della non fisiologica applicazione ai device. Le aziende cercano da tempo di migliorare sempre più la tecnologia dei polimeri per combattere il discomfort che erroneamente viene attribuito alle LAC. Ci saranno riusciti?

Nicola Rizzieri

Identificazione e gestione della pre-miopia: il ruolo strategico dell'optometrista nel percorso multidisciplinare

Secondo l’International Myopia Institute (IMI), la pre-miopia è una condizione clinica definita da un errore refrattivo che, pur non essendo ancora miopia, presenta un valore di ipermetropia inferiore o uguale a +0.75 D, associato a fattori di rischio predittivi. In questo scenario, l’ottico optometrista può contribuire sul territorio ad intercettare i giovani soggetti a rischio, agendo da filtro. L’identificazione della pre-miopia si basa sulla valutazione dell’errore refrattivo in relazione all’età. Un’ipermetropia ridotta rispetto ai valori fisiologici attesi per il processo di emmetropizzazione è il principale indicatore di rischio.

Tuttavia, la sola analisi della rifrazione può risultare incompleta: la lunghezza assiale (AL) gioca un ruolo cruciale. Spesso, un’eccessiva AL viene compensata da una curvatura corneale (CR) più piatta, mascherando un rischio latente per la salute oculare a lungo termine. L’integrazione del rapporto AL/CR e l’inserimento dei dati nelle tabelle dei percentili di crescita consentono una stratificazione del rischio più accurata. Anche in assenza di biometria, l’optometrista deve saper correlare l’errore refrattivo alla curvatura corneale e alle performance visive, stimando la AL per individuare i potenziali miopi.

Tuttavia, è fondamentale che il professionista disponga di conoscenze aggiornate e strumenti adeguati per monitorare l’evoluzione del sistema visivo. L’optometrista svolge una funzione educativa potenzialmente essenziale verso le famiglie, informandole sui rischi legati allo sviluppo della miopia. Il suo ruolo di filtro territoriale è determinante per intercettare tempestivamente i soggetti pre-miopi, promuovendo una gestione sinergica che coinvolga il medico oculista e il pediatra. Solo attraverso una collaborazione multidisciplinare e una valutazione basata su dati oggettivi è possibile implementare strategie efficaci per la salvaguardia della salute visiva futura.

Anastasia Rotondi

Lenti a Contatto: un alleato per la gestione dei disordini della superficie oculare

In contattologia è più utile osservare la lubrificazione oculare prima, durante e dopo l’applicazione delle lenti, piuttosto che eseguire test lacrimali. Le lenti a contatto agiscono come barriera tra cornea e palpebre, riducendo il trauma da ammiccamento e proteggendo dagli agenti esterni; stabilizzano il film lacrimale e favoriscono la guarigione epiteliale. Nell’occhio secco patologico, soprattutto nelle forme moderate-gravi con danno epiteliale, le lenti morbide e sclerali riducono l’evaporazione, migliorano il film lacrimale e alleviano i sintomi, contribuendo al ripristino della superficie oculare. Tuttavia, sono necessari una selezione accurata dei pazienti e un monitoraggio regolare per limitare complicanze.

Francesco Sala

Gestione della sindrome dell’occhio secco con lenti sclerali in assenza di irregolarità corneali

Le lenti sclerali (SL) rappresentano una soluzione consolidata per il trattamento delle irregolarità corneali, come per esempio nelle ectasie, nei post-cheratoplastica o in seguito a traumi. Esse offrono protezione meccanica, miglioramento della visione e contribuiscono al ripristino dell’integrità della superficie oculare. Negli ultimi anni, tuttavia, si è assistito a un crescente interesse verso l’impiego delle SL nella gestione della sindrome da occhio secco (DED), anche in assenza di irregolarità corneali.

Numerosi soggetti affetti da DED riportano un significativo sollievo sintomatico durante l’uso delle SL, probabilmente per effetto del microambiente idratante che queste lenti creano tra superficie corneale e lente stessa. La letteratura riporta evidenze, provenienti sia da studi clinici sia da casi singoli, che supportano un impiego delle lenti sclerali in contesti più ampi rispetto a quanto inizialmente previsto. Alla luce di queste osservazioni, si delinea un possibile ampliamento delle indicazioni d’uso delle lenti sclerali, includendo soggetti con DED in assenza di irregolarità corneali. Pur rimanendo necessari ulteriori studi per confermare l’efficacia e definire i protocolli ottimali in questi casi, l’evoluzione dell’impiego delle SL apre nuovi scenari terapeutici, suggerendo un potenziale ruolo non solo riparativo, ma anche protettivo e riequilibrante nella gestione della DED.

ABSTRACTS WORKSHOPS

Workshop 1
Ortocheratologia in presbiopia
Istruttori: Frisani Mauro e Stratta Claudia

L’impiego di lenti a contatto durante il sonno per un modellamento programmato, controllato e reversibile al fine di migliorare l’acuità visiva naturale trova applicazione in diverse condizioni visive. A seconda della specifica condizione visiva, le indicazioni, le potenzialità e le aspettative possono variare significativamente.

Durante il workshop, verrà presentata una sequenza di casi clinici di ortocheratologia applicata alla presbiopia, con particolare attenzione ai successi e alle criticità riscontrate e alla risoluzione di problemi.

Workshop 2
Visione, Postura, Optometria e Osteopatia
Istruttori: Gheller Pietro, Tamagnini Erika e Tonello Piergiorgio

Un workshop teorico-pratico per far saggiare ai partecipanti come occhi e postura o meglio optometria e osteopatia siano collegati. Dopo poche e sintetiche note teoriche il dott. Tonello (dentista-osteopata) e la sig.ra Tamagnini (osteopata) ci presenteranno praticamente le correlazioni tra i vari distretti corporei e noi (optometristi) potremmo con i nostri test evidenziarne l’interazione.

Workshop 3
Ottica e Optometria: essere fieri della propria professione per evitare le altrui
definizioni
Istruttore: Rossetti Anto

L’ambito di ottica (oftalmica e visuale) e di optometria ha un profilo autonomo e ormai secolare. Lenti ed esame refrattivo-visivo sono l’attività caratterizzante, ma nell’ultimo secolo tale attività ha visto l’interesse di altri professionisti con le loro diverse finalità. Questo ha fatto nascere alcune ambiguità operative e di identità e, incidentalmente, una tendenza di altri operatori a “definire” cosa sia ottica-optometria, talvolta per dare spazio alla propria attività.

Un noto giurista (Benci L.) ha evidenziato che nessuna professione (sanitaria o meno) può indicare operatività di un’altra: ciascuna sceglie per sé (Hofstetter: “optometria è quello che fanno gli optometristi”) e le leggi regolano il tutto. Questo workshop cerca di organizzare fatti storici e leggi, ruoli e operatività, formazione e abilitazione, per l’ambito italiano nel contesto europeo. Ampio spazio per dialogo e confronto, per riconquistare una certa profondità spesso trascurata dalle polemiche “social”.

Workshop 4
Esecuzione e valutazione dei test indiretti di verifica della funzionalità oculomotoria
Istruttore: Maffioletti Silvio

La valutazione delle abilità visive oculomotorie in età evolutiva prende in considerazione sistemi visivi integri, controllati dal pediatra e privi di patologie visive. Le principali prove optometriche indirette di riferimento degli aspetti funzionali delle abilità oculomotorie sono il Northeastern State University College of Optometry’s (NSUCO) test, il Groffman Visual Tracing (GVT) test, l’Orobic Colour Arrow Direction (OroCArD) test, il Broken Ring enVision Search (BReViS) test e il Developmental Eye Movement (DEM) test. Nel workshop verranno effettuate descrizioni, simulazioni e prove pratiche di esecuzione e valutazione dei test indiretti di verifica della funzionalità oculomotoria.

Workshop 5
MYLO Night: la lente ortocheratologica di Mark’ennovy progettata attraverso il
Medmont Meridia Vantage
Istruttore: Tomasi Christian